Toscanini alla Galleria Baroni

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Toscanini alla Galleria Baroni

DOCUMENTI AUTOGRAFI, IL BUSTO DELLA FIGLIA WALLY E ALTRE CURIOSITA’

Presso la Galleria Baroni, in via Madonnina 17 a Milano, nel cuore di Brera, fra gli altri cimeli e oggetti preziosi di antiquariato, sono conservati due documenti relativi alla vita di Arturo Toscanini:

1) il tabellone-manifesto originale, con tutte le firme autografe del personale della Scala – a partire da quella di Arturo Toscanini, direttore dell’Orchestra del Teatro Alla Scala di Milano – per il saluto al Direttore artistico del teatro Giulio Gatti Casazza del 1908, nominato Direttore artistico del Metropolitan Opera di New York;

2) il busto della prima figlia di Arturo Toscanini, Wally, realizzato da Ercole Drei negli Anni Venti. Elisabetta, detta Titti, la seconda figlia di Ercole Drei, oggi centenne, ricorda che il busto, realizzato dal padre a Roma, fu commissionato da una personalità dell’epoca.

Sia il tabellone-manifesto, sia il busto di Wally (16 gennaio 1900 – 8 maggio 1991) recano con sé storie e curiosità sul celeberrimo direttore d’orchestra italiano.

Nel 1908, anno del tabellone-manifesto incorniciato in una preziosa cornice di legno dorata del XVII secolo, Arturo Toscanini (Parma 1867 – New York 1957), era direttore d’orchestra del Teatro Alla Scala. Lo fu dal 1898 al 1928, anno in cui, nominato “principal conductor” dell’Orchestra Filarmonica di New York, si trasferì anch’egli negli Stati Uniti per le sempre maggiori discrepanze con il regime fascista.

Il tabellone-manifesto, inoltre, in basso a destra reca un disegno di Giuseppe Palanti, il cui autografo compare per primo nella terza colonna delle autorevoli firme. Giuseppe Palanti (Milano 1881 – Milano 1946) è stato pittore, pubblicitario, scenografo, figurinista, illustratore e docente. Nel 1908 lavorava al Teatro Alla Scala in qualità di figurinista e cartellonista, era logico che fosse stato lui ad impreziosire il tabellone con un disegno. L’illustrazione è una composizione classica in cui si vedono chiaramente una maschera della tragedia greca, un antico strumento musicale a corde – forse in riferimento alle Muse – e dei rametti di alloro beneauguranti per il prestigiosissimo impiego a New York di Casazza.

Il busto di Ercole Drei, invece, è degli Anni Venti, periodo in cui il rapporto di Arturo Toscanini con il nascente regime fascista si va trasformando da conflittuale alla totale rottura del 1931. Inoltre, anche il rapporto personale tra Toscani, che non stimò mai Mussolini, e il futuro duce, fu sempre molto complicato. Nel 1931, infatti, il maestro si rifiutò di eseguire gli inni ufficiali fascisti ad un concerto in Bologna. Per questo fu schiaffeggiato da un gruppo di camicie nere. Quindi, tornato in fretta a Milano, fuggì alla vota di New York raggiungendo così Giulio Gatti Casazza. Nella Grande Mela, il maestro italiano, ormai famoso in tutto il mondo, diresse dal 1937 al 1954 l’Orchestra della National Broadcasting Company, costituita appositamente per lui.

Quando negli Anni Venti lo scultore Ercole Drei (Faenza 1886 – Roma 1973) realizzò il busto dell’allora giovane Wally Toscanini, la somiglianza di Wally con il padre era già evidente: il naso dritto, il volto austero e la capigliatura ad incorniciare il viso senza alcun vezzo. Ma Wally, donna colta e fascinosa – che il maestro Toscanini chiamava “la mia streghetta” – qualche anno dopo cominciò ad attirare l’attenzione anche di molti altri artisti. Famoso l’aneddoto secondo il quale D’Annunzio le si avvicinò, mentre lei prendeva il sole al Lido di Venezia, e tentò di baciarla dicendo: “Non rifiuterai un bacio dall’eroe nazionale?” Ma, anche se si trattava dell’eroe nazionale, oltre che già famoso poeta, lei si rifiutò di baciarlo.

Celeberrimo è il grande pastello su carta di 131cm x 204 cm che, nel 1925, le dedicò il pittore e scultore Alberto Marini, innamoratosi di lei. L’abito con il quale è raffigurata era lo stesso con cui si era presentata ad un ballo a casa Visconti, suscitando scandalo come era solita fare, sia per la sua avvenenza, sia per i modi dissacranti rispetto alla convenzione.

Ercole Drei, anch’egli grande amante del teatro, dedicò prorpio una delle sue opere più importanti alla protettrice della Commedia Talia, di cui eseguì il modello in gesso, per poi fare la versione in marmo nel 1955, firmata e incisa sulla base “E. Drei”. La statua è di proprietà della Galleria Baroni e rimane una delle opere più importanti di Drei, essendo perfetta come patina ed in ottimo stato di conservazione. La presenza delle maschere della tragedia e della commedia sul tronco al quale Talia si appoggia, rimanda appunto agli attributi connessi alla sua figura. Un’altra opera di Talia, realizzata in bronzo, fu esposta nel 1956 a Bologna.

L’interesse di Drei per la classicità ed i suoi miti ha accompagnato tutta la sua produzione artistica, come dimostra anche il modellino di Saffo, in mostra alla Galleria Baroni, siglato da Drei con il numero II.

Non essendo datato e mancando il corrispondente modello in gesso, il modellino è ruconducibile agli Anni Trenta. Vediamo Saffo che tiene la lira iappuggiata su di una gamba, mentre Cupido sulla destra, geloso, cerca di bloccarle il braccio per evitare che la suoni diffondendo musiche e Amore.

Tornando alla famiglia Toscanini, diversa per carattere e avvenenza fu, invece, la sorella minore di Wally, Wanda (Milano 1907 – New York 1998), che sposò il celebre pianista Vladimir Horowitz e morì, come il padre, a New York, mentre Wally si spense nella sua casa milanese. Da notare come entrambe le sorelle siano decedute a 91 anni e come Wally fosse nata il 16 di gennaio. Il 16 gennaio è anche il giorno della morte di Arturo Toscanini. Le figlie hanno avuto un legame fortissimo con il padre, contraccambiato, mentre con il figlio Walter, primogenito, il rapporto fu meno intenso.

Il maestro, insieme alla moglie Carla De Martini, e altri componenti, è sepolto nella tomba di famiglia al Monumentale di Milano. Il primogenito Walter nacque nel 1898 e morì nel 1971, mentre Giorgio morì nel 1906 a soli 5 anni per un attacco di difterite a Buenos Aires, mentre si trovava con la famiglia al seguito del padre, che era impegnato in un tour in Argentina. Fu proprio per il piccolo Giorgio che Toscanini, molto colpito dal lutto, commissionò la tomba al Monumentale proprio allo scultore Leonardo Bistolfi (Casale Monferrato 1859 – Torino 1933), il più grande scultore italiano del primo Novecento. Fu realizzata fra il 1909 e il 1911 con il contributo dell’architetto Mario Labò, ed è considerata un perfetto esempio dello stile liberty, raffinato ed elegante, che contraddistingue l’opera dello scultore piemontese. Anche il famoso pianista Wladimir Horowitz, marito di Wanda, è stato tumilato nella tomba della famiglia Toscanini.