I legami tra Dante e Stendhal

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Un nuovo contributo alla mostra “Frammenti danteschi”. Questa volta arriva dall’Università Ca’ Foscari di Venezia: la professoressa Annalisa Bottacin ci conduce nella scia dell’influenza francese in Francia, seguendo le tracce lasciate da Stendhal in commenti, postille, annotazioni durante le sue letture dantesche o che trattavano la vita e le opere del vate.

La questione della presenza di Dante attraversa tutta la letteratura dell’Ottocento francese, in quanto, che se ne sia scritto o meno, non vi è autore che, sin dal percorso scolastico, non ricollochi nella sua formazione il Sommo Poeta; un esempio è George Sand che apprese la Divina Commedia nell’Istituto delle Suore Inglesi dove studiò. Seppur non si tratti in questa sede di ridiscutere il grande problema dell’influsso dantesco nell’Ottocento francese, su cui vi è ampia e copiosa letteratura, è pur vero che se ne possono trarre alcuni interessanti esempi. Da non tralasciare, come nota l’eminente studioso Carlo Ossola [1], anche la nascita di una visione dantesca orientata altrove che, scostandosi dall’aspetto eroico della Divina Commedia, tralascia “le caractère solennel du ‘poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra’ pour mettre en valeur la Naissance à Vita Nova“ [2]rappresentata dall’opera giovanile di Dante dedicata a Beatrice e che Dante Gabriele Rossetti (1828 – 1862) ha finemente illustrato. Anche tra i volumi della biblioteca di famiglia [3] ho reperito due esemplari che si pongono in questa precisa ottica, creati in omaggio al movimento preraffaellita e pubblicati nel 1921. Si tratta di edizioni con fregi ornamentali de Il Canzoniere di Dante e de La Vita Nova di Dante, con copertina in pergamena: nel primo volune citato si legge: “Dantis Gabrielis Rossetti manus animam pinxit amoris atque doloris” [4]. Il secondo porta come sottotitolo: La Vita Nova di Dante Alighieri illustrata dei quadri di Dante Gabriele Rossetti, pubblicata nello stesso anno, che si configura come il sesto centenario della morte del Sommo Poeta, dalla medesima casa editrice con una premessa e una nota dal titolo Arte preraffaellistica, a cura di A. Agresti e con decorazioni di R. Carlucci.

Qual è il poeta o lo scrittore che non abbia visitato luoghi danteschi, traendone sovente ispirazione? Limitandoci alla Francia, e per fare solo qualche esemplificazione, come non ricordare Victor Hugo che ne trae spunto per l’evoluzione umana nell’Écrit sur un exemplaire de la “Divina Commedia” delle Contemplations o Honoré de Balzac che fa continua allusione al Sommo Poeta e al suo spiritualismo nelle Études philosophiques della Comédie humaine (titolo indubbiamente tratto da Dante) e in particolar modo in Louis Lambert e in Séraphita. Per Stendhal (ovvero Marie-Henri, 1783 – 1842), autore di grandi romanzi quali Le Rouge et le Noir e La Chartreuse de Parme, la lettura da parte della madre, Henriette Gagnon di origini italiane, di alcuni canti della Divina Commedia al figliolo, ancora fanciullo, fu l’inizio di apprendimento del nostro idioma, e produsse in parte anche l’amore per l’Italia, che sarà il paese prediletto. In effetti, nel Catalogo dei libri a lui appartenuti, che si trovavano a Claix, nei dintorni di Grenoble, dove la famiglia aveva una bella casa di campagna, redatto da un giovane Beyle il “23 ventôse an XII” [23 febbraio 1804] tra altri classici italiani appare una Comedia [sic] di Dante in 2 volumi in-12 [5]. Sono questi i suoi anni di apprentissage del mestiere di scrittore, che evidenziano altresì la sua grande passione per le lettere italiane. Alcuni anni dopo, a Milano, il 22 settembre 1813, al ritorno da un viaggio a Como Beyle fa una lista di libri recentemente acquistati, tra cui una non specificata opera di Dante, presumibilmente una Divina Commedia, di cui tuttavia si sono perse le tracce, infatti annota: “Dante….. 7 francs”. Alla sua morte, tra i libri rinvenuti negli appartamenti delle varie città in cui visse, vi sono tre esemplari del capolavoro dantesco: una è La Comédie de Dante […] mise en rime française et commentée par Balthazard Grangier edita dai tipi di G. Drobet a Parigi nel 1596, con ogni probabilità proveniente dalla biblioteca del nonno, il Dr. Gagnon che curò la sua educazione letteraria, e che porta alla fine del volume la firma “Henri Beyle”, ora depositata presso la Bibliothèque municipale di Grenoble. L’altra edizione, reperita nella sede consolare di Civitavecchia alla morte dello scrittore,  è in italiano ed è consultabile nel Fondo Stendhaliano Bucci di Milano: si tratta di La Divina Commedia, già ridotta a migliore lezione dagli Accademici della Crusca; ed ora accresciuta di un doppio rimario e di tre indici copiosissimi per opera del Signor Gio. Antonio Volpi (Giuseppe Comino Stampatore, Padova 1726). La terza edizione, sempre depositata al Bucci, fu acquistata negli anni romani ed è La Divina Commedia di Dante Alighieri preceduta da una Vita di Dante Alighieri scritta da P. COSTA [con argomenti e note di G. Borghi, Roma 1837]. Lo scrittore, in una postilla, si augura che quella bella edizione sia presto tradotta in francese. Il che è ulteriore dimostrazione di quanto Dante rimanesse sempre presente nella vita di Stendhal.

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Biblioteca Comunale Centrale (“Sormani”) Milano. Sezione Manoscritti. C.-C. Fauriel, Dante, Estratto dalla “Revue des Deux Mondes”, 1 Octobre 1834, pp. 37-92. CAT.FSB.304, 2c.b. inizio r

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Biblioteca Comunale Centrale (“Sormani”) Milano. Sezione Manoscritti. C.-C. Fauriel, Dante, Estratto dalla “Revue des Deux Mondes”, 1 Octobre 1834, pp. 37-92. CAT.FSB.304, 2c.b. inizio v

304_dorsoTra i libri lasciati dallo scrittore a Civitavecchia, dove esercitò le funzioni di Console di Francia nello Stato Pontificio tra il 1831 e il 1842, data della sua improvvisa morte avvenuta a Parigi, e in seguito acquistati dalla Banca Commerciale Italiana e donati alla Biblioteca Sormani di Milano (Fondo Stendhaliano Bucci), vi è un esemplare che porta sul dorso in lettere dorate: Dante Logique. Si tratta di una miscellanea fatta rilegare dallo stesso Stendhal, il cui primo testo, dal titolo Dante, è dello storico, linguista e critico letterario Claude-Charles Fauriel (1772 – 1844) e raccoglie le lezioni tenute dal letterato alla Facoltà di Lettere di Parigi [6]. Non stupisce che il rapporto con Dante si intensifichi verso la fine della vita; vi è in effetti un ritorno di Stendhal alle teorie letterarie della sua gioventù. Sfogliando il volume interfogliato, assai denso di note manoscritte, si avverte in particolar modo la sua buona conoscenza della vita e dell’opera di Dante. Ne estrarremo alcune, particolarmente interessanti in questo contesto. Ad esempio, la prima[7] è datata Civitavecchia 15 agosto 1839: “Je me crève d’ennui / en essayant de lire la / vie de Dante par ce fat / de Fauriel”. In un’altra annotazione pare di parere diverso: la sua opinione è infatti mutata e, una volta letto il testo di Fauriel, che supponeva tedioso, lo valuta degno di nota. Il testo in questione è un articolo che ha per titolo Dante, apparso sulla “Revue des Deux Mondes” il primo ottobre 1834. Fu lo stesso scrittore a fare rilegare l’articolo nel volume in questione, che comprende Le Voyage de Locke en France, de 1675 à 1679, Le Coffre et le Revenant, una sua novella pubblicata dalla “Revue de Paris” nel 1830 e la terza parte (appunto dedicata alla Logique) degli Elements d’Idéologie de Destutt de Tracy, studio fondamentale nella sua formazione di uomo e artista. Non stupisce invero che un testo così prediletto come l’opera di Tracy sia stato rilegato insieme a uno studio sul Sommo Poeta.

Le seconde annotazioni sono di un anno posteriori e datano dell’aprile 1840 – Stendhal si trovava allora a Roma – che diamo di seguito :[8] “Le Dante s’adresse aux moins bêtes / de ses contemporains et Cas[imir] de la Vigne [Delavigne] / aux demi[-]bêtes / aux Enrichis / 18 avril 1840”, in una comparazione, munita di sottile ironia, tra la poetica dantesca e quella del poeta francese, suo contemporaneo, Casimir Delavigne. Alludendo ad alcuni volumi recentemente apparsi, lo scrittore annota: “Ceux qui me plaisent furent calculés pour plaire aux plus spirituels des contemporains par ex[emple] le Dante”.

Stendhal aveva conosciuto Claude-Charles Fauriel a Parigi nel salotto di Mme Cabanis e lo definisce “un homme qui certes n’est pas un charlatan, […] (l’ancien amant de Mme Condorcet)”. Ma relativamente al suo lavoro, ciò che colpisce in modo particolare il grenoblese è la lettura, in parte innovativa, di Fauriel del Sommo Poeta. Rilevante l’importanza data dall’Alighieri alla musica, il che per un melomane al pari di Stendhal era cosa assai gradevole e interessante. In effetti nel paragrafo che chiude le sue lezioni, il letterato evidenzia come Dante abbia avuto delle “liaisons intimes avec les musiciens et les chanteurs renommés de son temps” [9]. Egli stesso era dotato di una bella voce, cantava piacevolmente e volentieri. Era questo il modo migliore di esprimere i suoi sentimenti e le emozioni più segrete del suo animo. L’esplorazione del linguaggio musicale dantesco porta Stendhal a una strategia che investe appieno la musica anche – e non solo -nell’esplorazione delle cantiche, segnale percepibile di un investimento profondo che nel corso dell’esistenza legò profondamente l’autore del Rouge al Divino Poeta.

Annalisa Bottacin

Professore Associato di Lingua e Letteratura francese Università di Venezia e di Trieste, si è dedicata a Stendhal fin dalla tesi di laurea, pubblicando numerosi contributi. Ha pubblicato di Stendhal per La Vita Felice, Piccola Guida per il Viaggio in Italia e Roman. Un romanzo per Métilde; ha curato inoltre la prima edizione italiana del Viaggio in Italia di Théophile Gautier. Ha studiato il romanzo libertino del Settecento con l’edizione critica del Diable amoureux (1776) di Jacques Cazotte ed è autrice di racconti (il suo primo romanzo,Antiromanzo, è del 2008). Da anni collabora a riviste e opere collettive in Italia e all’estero.

Per le immagini si ringrazia la Biblioteca Comunale Centrale (“Sormani”) Milano, Sezione Manoscritti

 

[1] C. OSSOLA, Dante poète européen (XIXe et XXe siècles) in De Florence à Venise. Études en l’honneur de Christian Bec, réunies par F. LIVI et C. OSSOLA. Paris, PUPS, 2006.

[2] Si tratta del titolo del capitolo, Nascere a Vita Nova, del volume di Gabriele Rossetti, padre di Dante Gabriele, Mistero dell’amor platonico, London, Taylor, 1840, vol. V. (Ivi, p. 479, nota n. 9).

[3] DA 2 a. / DA 3 b. (Fondo L. Bottacin – K.D. Mertzios).

[4] Il Canzoniere di DANTE ALIGHIERI, stampato a Torino per la collana “Dantis Amatorum Editio” della STEN. Società Tipografico Editrice Nazionale già Roux e Viarengo già Marcello Capra. Con introduzione. di M. De Rubris, le illustrazioni di Dante Gabriele Rossetti e i fregi ornamentali di P. Paschetto. Torino MCMXXI.

[5] V. DEL LITTO, Les Bibliothèques de Stendhal, Paris, Champion, 2001, p. 27.

[6] In una Table, redatta da Stendhal sull’esemplare interfogliato, si legge: <<27 septembre 1834>>, che potrebbe riferirsi alla data della rilegatura.

[7] CAT FSB 304 p. 2c. b. inizio v, tracciata a penna con inchiostro bruno.

[8] CAT FSB 304 pagina 2c b. inizio v.

[9] Cl.-Ch. FAURIEL, Dante sta in Dante Logique, cit., p. 92.

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