Il Fuorisalone di Galleria Baroni

Due sono le realtà presenti per il Fuorisalone 2018 alla Galleria Baroni: la scuola ISIA per il Design e la Comunicazione di Faenza e l’azienda MMairo di Carrara, specializzata in complementi d’arredo, soprattutto articoli per la tavola, in marmo e altri materiali di pregio.

I protagonisti dell’ISIA – istituto di alta formazione nell’ambito del design e della comunicazione – sono gli studenti, che per l’occasione espongono i progetti sviluppati durante il corso di Metodologia della Progettazione. Il tema è la modalità dell’abitare contemporaneo a partire dal concetto di pianta libera del modello lecorbusiano. Nell’assenza di pareti interne e attraverso la mobilità degli arredi, gli studenti hanno risposto alle esigenze individuali e della contemporaneità nel suo insieme, con una riflessione sull’uso delle risorse disponibili. I risultati di questo lavoro sono le maquette esposte alla Galleria Baroni durante il periodo del Fuorisalone 2018. Con questa ospitalità Galleria Baroni vuole sostenere la mission dell’ISIA di Faenza, che sta sviluppando un dialogo sempre più serrato tra formazione, ricerca, produzione e valorizzazione nell’ambito e per la diffusione della cultura del design. E’ un vero piacere per Galleria Baroni, che si sta delineando sempre più come spazio dedicato all’arte antica, moderna e contemporanea, di dare il proprio contributo alla didattica dell’ISIA, agevolando il sistema di rapporti e relazioni che permettono agli studenti di uscire dall’ambito accademico per mettersi a confronto con i pubblici del design, in questo caso non soltanto italiani, ma anche internazionali, in occasione dell’evento principale di Milano dedicato al design.

Il marmo è invece il protagonista dell’esposizione di MMairo, un’azienda di design che opera con grande professionalità nel settore dei complementi d’arredo, utilizzando un materiale di pregio che si presta a interpretazioni creative e d’effetto nella sua elegante e “classica” sobrietà. In occasione del Fuorisalone 2018 MMairo presenta in anteprima il progetto Marble Maison con Pyxis, firmato dal designer Ivan Colominas: una seria essenziale di oggetti d’arredo quotidiano dalla forma cilindrica declinata in diverse misure. Altra novità è il progetto Homage di Matteo Cibic, designer e direttore creativo che si diverte a trasformare il marmo in toni ludici con creazioni antropomorfiche.

Inaugurazione 17 aprile 2017 con due eventi, alle 17.30 con gli studenti e i docenti dell’ISIA, che illustreranno le maquette esposte. Alle 19 con il Cocktail Event MMairo.

 

 

 

Frammenti danteschi, una mostra in itinere

Dante ha dato fiducia all’uomo morale che vive in ciascuno di noi. E’ il presupposto del libro “Alla ricerca di Beatrice” della psicoanalista recentemente scomparsa Adriana Mazzarella, da cui prende avvio la mostra “Frammenti danteschi”. E’ una ricerca sulle tracce del Poeta, per un percorso che inizia nel dicembre del 2015 – alla fine dell’anno che celebra il 750esimo anniversario della sua nascita – e prosegue fino alla primavera del 2016, in una modalità work in progress, ossia aperta a nuovi arrivi e collaborazioni. La mostra non vuole essere un’interpretazione letteraria o storica, bensì un evento che sottolinea il dispiegarsi dello spirito umano in senso junghiano sul messaggio dantesco. Come scrive Mazzarella nel suo libro:

Dante è un grande vate, col preciso compito di esprimere per tutti l’esperienza collettiva del suo tempo.

E il poeta stesso ne era consapevole, se la finalità della Commedia era di “rimuovere coloro, che in questa vita vivono, dallo stato di miseria, e indirizzarli allo stato di felicità” (Epistola X, 15). Molteplici sono infatti le letture dell’opera: letterale, storica, simbolica, teologica, morale, allegorica, spirituale ed è questa stratificazione di significati che la rende sempre attuale. Quello che la Galleria Baroni celebra con questa iniziativa è dunque Dante maestro di vita, rintracciandone i frammenti, non solo iconografici, ma intesi anche memorie e omaggi, dal passato alla contemporaneità. Si parte da un quadro della fine del XVI secolo ispirato a quello di Giorgio Vasari (1511 – 1574) “Sei poeti toscani illustri” conservato al Minneapolis Institute of Arts, per passare a tondi in gesso del Novecento raffiguranti episodi della Commedia, fino a ritratti e busti di diverse dimensioni, oltre a oggetti di souvenir. Straordinaria, fra gli oggetti proposti, è la Commedia incisa su fogli metallici che misura cm 3×4, custodita in una scatola di avorio con il profilo dantesco a bassorilievo; il tutto per una dimensione di cm 4,5×4. Non mancano illustrazioni incise della Commedia e rappresentazioni di personaggi, come il Caronte di Tullo Golfarelli (1853 – 1928) documentato attraverso una foto in un album proprietà del Museo del Risorgimento di Bologna e che solo di recente siamo riusciti a identificare, decifrandone la firma. Infine si arriva al contemporaneo, con la gigantografia di Mike Bongiorno nel ruolo di Dante, in uno dei suoi travestimenti per uno spot pubblicitario con Fiorello. Come detto sopra, si tratta del nucleo iniziale di una mostra che si arricchirà strada facendo, non soltanto attraverso le nostre ricerche, ma anche con prestiti che arriveranno nei mesi a venire e con un programma di eventi e collaborazioni fra gli appassionati e gli esperti di Dante: letture, interpretazioni, conferenze, performance… Così come con la Commedia, in cui ogni contributo può aiutare nella comprensione dell’opera, con questa mostra ogni contributo potrà arricchire la memoria dantesca collettiva, in quanto il viaggio del Poeta è il viaggio di ognuno di noi.

 

L’affresco neoclassico nell’interpretazione creativa di Luigi Ademollo

Una mostra dedicata all’affresco neoclassico attraverso il lungo e fecondo percorso artistico di Luigi Ademollo, segnato da originalità, fantasia e sentimento. Con opere provenienti dalla collezione Versace. Alla Galleria Baroni di Milano.

ademollo 1Milano, 6 Maggio 2015 – La ripresa dell’affresco nel periodo neoclassico vede alcuni grandi protagonisti, fra cui un maestro particolarmente prolifico e originale: Luigi Ademollo (1764-1849), poco studiato e menzionato proprio perché “voce fuori dal coro”. Ciò accade perlomeno fino alla fine degli Anni 70, quando lo stilista Gianni Versace lo scopre e lo apprezza per la vena creativa, iniziando una collezione di cui molti esemplari sono in mostra alla Galleria Baroni a partire da venerdì 15 maggio. Essi affiancano altri lavori, appartenenti a Sergio Baroni: disegni, studi, bozzetti per grandi opere murali, che rimarranno esposti fino al 30 settembre.

Con una quantità sorprendente di commissioni in 60 anni di attività, Ademollo fu artista richiesto e alla moda nel Granducato di Toscana, dove lavorò al servizio di Ferdinando III. Nato a Milano, dopo una breve frequentazione dell’Accademia di Brera, si reca ancora ventenne a Roma, dove può coronare il suo sogno: entrare in contatto diretto con i monumenti della classicità. Da quel momento l’Urbe rimane il suo punto di riferimento, anche negli studi rinascimentali, nelle visionarie incisioni del Piranesi, nello scambio epistolare con l’amico Canova, nella frequentazione del salotto di Angelica Kauffmann. Ma la sua base operativa resta sempre la Toscana, prima a Firenze e in altre città – Siena, Arezzo, Pisa, Lucca, Livorno – poi, nell’ultima parte della sua carriera, in provincia, dove non perde la sua vena creativa nemmeno negli affreschi destinati agli edifici religiosi.

Nelle opere in mostra, la sua interpretazione originale dei canoni classici è evidente nel pathos delle scene affollate e drammatiche, in cui i temi mitologici, storici e biblici sono interpretati secondo la personale fantasia dell’autore, interessato alla tensione narrativa più che alla fedeltà del soggetto. Il risultato è un’atmosfera teatrale da tragedia alfieriana, lontana dalla “serenità” dell’accademismo neoclassico.

Dotato di vasta erudizione archeologica e letteraria, egli fu un grande sperimentatore di insoliti procedimenti pittorici, spaziando nelle tecniche tipiche degli affreschi: a fresco, a mezzo fresco, a tempera e a encausto. Da quanto detto, è facile capire l’amore di Gianni Versace per Luigi Ademollo, un artista che sicuramente era nelle sue corde per la ricchezza scenografica, la cromia accesa, i voluminosi panneggi e le forme arrotondate di costumi, teste, capigliature e anatomie… in sintesi per l’eccentricità, l’originalità e la fantasia di questo maestro dell’affresco attivo tra la seconda parte del Settecento e tutta la prima metà dell’Ottocento.

L’affresco neoclassico nell’interpretazione creativa di Luigi Ademollo”, 15 maggio – 30 settembre, Galleria Baroni. La galleria, in via Madonnina 17 a Milano, è aperta dal martedì a sabato dalle ore 15.00 alle ore 19.30;  tel. 02.804504. Orari: da martedì a sabato 15.00-19.30 (chiusura estiva da metà luglio a metà settembre).

Contatti per la stampa: Livia Negri, 392.2793815, galleriabaroni@gmail.com.

 

“Il volto e la maschera” nell’Italia del Novecento

La nuova mostra allestita alla Galleria Baroni di Milano indaga il difficile e intrigante rapporto tra le identità svelate o rivelate e quelle più sfumate o nascoste attraverso sculture, dipinti e disegni del Novecento italiano.

2014_05_06_andrea_satta_0314_001Milano, 27 maggio 2014 – Una panoramica di sculture e dipinti che indagano “Il volto e la maschera” nell’Italia del ‘900. E’ il titolo della mostra che sarà inaugurata alla Galleria Baroni di Milano mercoledì 11 giugno e che rimarrà aperta fino alla fine di settembre.

Agli inizi del ‘900, in seguito agli studi sulla psiche e alla nascita della psicoanalisi, molti artisti si interessano alla personalità umana nel rapporto tra la persona, con tutto il suo bagaglio inconscio, e il personaggio, quello manifesto e conforme ai dettami sociali. Tante possibili identità e interpretazioni che la mostra esplora attraverso una carrellata di busti e di volti di diversi autori novecenteschi, da Francesco Wildt (1896-1931) ad Arrigo Minerbi (1881- 1960), da Pietro Melandri (1885-1976) ad Angelo Biancini (1911-1988), da Libero Andreotti (1875-1933) a Enrico Mazzolani (1876-1968) e molti altri, fino ai contemporanei Bertozzi e Casoni, con i due mascheroni realizzati per l’esposizione “Abitare il tempo” di Verona nel 1998. Una quarantina le opere esposte, in materiali vari – terracotta, bronzo, ceramica, gesso, marmo – fra volti reali, storici o di fantasia, volti-maschere, caricature, mascheroni teatrali.

Accanto alle sculture, sono stati selezionati singolari dipinti e disegni, come le Maschere di Augusto Magli (1890-1962) o le ambigue donne-maschere di Giulio Ruffini (1921-2011); mentre come una boiserie, fa da sfondo alla sala principale la grande pittura “Baccanale”, lunga 7 metri e alta 1,72, realizzata da Charlotte H. Monginot (1872-?) nel 1924. Benché opera straniera, è italiana di adozione, perché appartenuta a Gianni Versace, che l’aveva acquistata per Villa Fontanelle di Moltrasio (Co).

Due le opere inedite presenti in mostra: la prima è La Malinconia, volto in ceramica smaltata del 1932 realizzata dal faentino Pietro Melandri, che dopo essere stata pubblicata sulla rivista “Domus” del maggio 1933 scomparve fino a pochi anni fa, quando fu ritrovata quasi per caso. Così la descrive il critico Emanuele Gaudenzi: “Possiamo annoverare l’opera fra le creazioni originali di Melandri, al pari della Maschera del Vento, della Testa di Medusa e di altre opere riferibili allo stesso periodo.” L’altro inedito è il giocoso autoritratto di Bruno Munari, Maschera a forma di farfalla, che l’artista donò al professor Sergio Baroni nel 1983 in segno di amicizia.

Fra le opere esposte, assieme alle opere del Professor Sergio Baroni vi sono esemplari provenienti dalle gallerie milanesi Diego Gomiero e Daniela Balzaretti.

Il volto e la maschera”, 11 giugno – 30 settembre, Antichità Baroni, via Madonnina 17, Milano.

Orari: da martedì a sabato 15.00-19.30 (chiusura estiva da metà luglio a metà settembre),

Inaugurazione: mercoledì 11 giugno 2014, ore 18.30

Contatti per la stampa: Livia Negri, 392.2793815, antichitabaroni@gmail.com

 

“Da Giani a Reggiani”, due artisti per uno stesso viaggio

felice giani 3Un singolare fil rouge tra il neoclassico Felice Giani (1758-1823) e l’eclettico artista contemporaneo Cesare Reggiani: il viaggio nei paesaggi dell’Appenino romagnolo; che a Milano viene ripercorso alla Galleria Antichità Baroni con un inedito autoritratto del decoratore settecentesco. Da giugno a settembre 2013 la Galleria Baroni ha ospitato un’esposizione dedicata a un viaggio compiuto da due artisti a oltre 200 anni di distanza: il tragitto Faenza-Marradi, lungo la valle del Lamone sull’Appenino tosco-romagnolo. Percorso nel 1794 dal pittore piemontese Felice Giani durante il soggiorno romagnolo, che lo “annotò” per immagini nei 22 fogli che compongono il suo Taccuino di viaggio. Ripercorso da Cesare Reggiani nel 2012, che ci restituisce le stesse tappe in chiave moderna. E così, passato e contemporaneo dialogano attraverso i paesaggi interpretati da queste due forti personalità. La mostra è un omaggio a Giani e al contempo un riconoscimento a paesaggi dagli scorci bellissimi, grazie al tocco nitido e leggero, mai banale, di un artista sorprendente come Reggiani, illustratore ancor prima che pittore: stazioni, ponti, ville, caselli calati in un’atmosfera metafisica che li rende evocativi e poetici. Ma c’è di più: l’omaggio a Giani è rafforzato da un inedito autoritratto, recentemente scoperto, dell’artista giovanissimo, accompagnato da uno scritto di suo pugno. Un’opera ovviamente diversa da quelle della maturità di questo significativo interprete dell’arte neoclassica in Italia, abile in vaste decorazioni parietali così come in semplici, graziosi disegni di cui la mostra offre qualche esemplare. Disegni che attestano una profonda comprensione della pittura antica e la piena adesione alla poetica del Winckelmann (1717-1768) e di Mengs (1728-1779), in una parabola ascendente di eleganza e raffinatezza. Durante il suo soggiorno faentino Giani contribuì ad arricchire la stagione del neoclassico locale con il contributo di un’esperienza e di una cultura internazionali. Oltre al ciclo per Palazzo Milzetti, oggi Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna, si ricordano le decorazioni della Galleria dei Cento Pacifici (1786-87), di Palazzo Conti (1787, 1801), di Palazzo Laderchi (1794, 1796), Palazzo Naldi (1803, 1809), considerato il momento più creativo della sua produzione, Casa Tassinari, Casa Ugolini (1800), Casa Bandini (1802), Studiolo di D. Strocchi (1808), Palazzo Severoli (1811), Palazzo Gessi (1813), Palazzo Morri (1816), Palazzo Cavina (1816), Palazzo Pasolini dall’Onda (1818), Casa Montanari già Fagnoli (1818), Casa Caldesi (1820).

Autoritratto di Felice Giani (1758-1823), recentemente scoperto

scritto gianiDi recente è stato scoperto un autoritratto di Felice Giani (1758-1823) ventenne, accompagnato dalla seguente scritta: “Ritratto fatto da se stesso il giani nell’anno 1779: mentre proseguiva i suoi studi in Bologna che faceva da sé, si risolse di concorrere al Premio marsigli che ogni anno dispensa l’Accademia Clementina ai giovani studiosi, egli dunque concorse a quello di seconda classe il cui soggetto era quando N.S.G. Cristo fù Battezato da S. Gio. Batta in riva al Giordano: a preferenza d’altri concorrenti egli lodevolmente ne riportò il premio, come agli atti e nelle opere si può vedere esistenti nell’Accademia Clementina. Non contento il Giani dello studio della figura si diede a quello della Architettura e Prospettiva diretto in questi da Vincenzo Marri Accademico Clementino e nella figura fu diretto in Pavia da certo Professor Bianchi a cui fu raccomandato da tal marchese Botta suo gran mecenate che lo manteneva in Bologna.”