Tempo, Identità, Trasformazione: riflessioni sul divenire della forma

Tra il cuore e la vanitas, l’inizio e la fine, la pulsione vitale e la pulsione di morte, si inserisce lo scorrere del tempo nel divenire e trasformarsi del vivente. E’ su questo spazio-tempo di una forma dinamica che si concentrano le riflessioni di tre docenti legati dall’Accademia di Brera, da tre punti di vista che si intrecciano con rimandi e associazioni fra scienza, arte e filosofia. E’ questo il fil rouge della terza conferenza legata alla mostra “Cuore e Vanitas”, in corso alla Galleria Baroni.

Roberto Rossi Roberti, artista, medico, e già professore all’Accademia di Belle Arti di Milano per il corso di elementi di morfologia e dinamiche della forma, propone una lettura morfologica del cuore e del cranio a partire dalle interpretazioni, dalle associazioni e dalle intuizioni goethiane fra letteratura, filosofia e scienza. Goethe dedicò molto tempo allo studio della natura, alla botanica, alla zoologia, alla teoria dei colori, alla meteorologia, alla geologia, mantenne molteplici rapporti epistolari e personali con gli specialisti nei vari campi e morfologia è termine coniato dallo stesso Goethe per indicare il tratto caratteristico dei propri studi sul vivente: la ricerca della forma fu del resto sempre al centro dei suoi interessi anche nel campo artistico e letterario. Rossi Roberti illustra l’idea goethiana di natura e forma, il suo metodo morfologico per studiare la natura vivente: dagli studi anatomici nel teatro anatomico di Padova, già sede delle dissezioni di Vesalio, cui Goethe assistette durante il suo viaggio in Italia, all’Orto Botanico della stessa città dove si riparò per fuggire dal laboratorio chiuso, al colloquio con Schiller descritto da Goethe in “Poesia e verità” sulla metamorfosi delle piante e la sua idea di “pianta originaria”, fino ai suoi studi osteologici, botanici e filosofici. Laddove la forma è intesa come formazione, in una visione della natura “in movimento verso una destinazione non conoscibile, imprevedibile” o, per dirla con le parole di Goethe, “la forma è qualcosa che si muove, che diviene, che trapassa.” “Goethe non rinuncia a ciò che è permanente, ma non riconosce null’altro di permanente che ciò che si può osservare nel pieno processo del divenire e che si rivela grazie a questo divenire” (Ernst Cassirer). In questo divenire il cuore rappresenta il concetto base del pensiero goethiano, simbolo dell’alternanza tra espansione e contrazione su cui si fonda l’universo. Così come lo scheletro e parte del cranio (con riferimento agli studi di Goethe sull’osso intermascellare) è il ponte tra l’essere umano e gli animali. Idee che esprimono una concezione non meccanica del vivente, in rottura con una certa tradizione scientifica.

Carlo Andrea Cappellini, medico, ha insegnato Anatomia Artistica al Liceo Artistico di Brera e di Varese, per molti anni chirurgo ginecologo in Ospedale e medico di Medicina Generale per ASL Milano, è psicoterapeuta specialista in metodologia della Procedura Immaginativa; esperto di informatica clinica, partecipa al comitato direttivo della sezione provinciale di Milano della società scientifica di aggiornamento medico SNAMID. Le sue riflessioni sulla corporeità fisica biologica rappresentano nella tematica illustrata da Roberti una integrazione di conoscenza scientifica sugli aspetti morfologici, che nel vivente non sono mai statici ma in un continuo divenire temporale: concezione dinamica delle “forme” condivisa anche dalla scienza accademica occidentale, ma che appunto già Goethe, Schiller e Klee e altri pensatori del passato (si pensi a Spinoza e ai neoplatonici) avevano intuito e teorizzato. Poiché la corporeità fisica biologica è sempre stata sottintesa come base ontologica dell’identità del soggetto, la progressiva astrazione nel campo dell’arte e delle attuali applicazioni della tecnologia – realtà aumentata, robotica antropomorfa, intelligenza artificiale – pone nuove e stimolanti riflessioni che potranno essere raccolte sul concetto di identità e sulle sue basi ontologiche.

La forma in divenire chiama inevitabilmente in causa la categoria temporale, affrontata dal terzo relatore, Maurizio Guerri, che fa appello a un simbolo per eccellenza dello scorrere del tempo, oltre che della vanitas: la clessidra. L’intervento prende spunto dallo scritto di Ernst Jünger, “Il libro dell’orologio a polvere”, pubblicato nel 1954, una sorta di divagazione caratterizzata da un’estrema raffinatezza letteraria e da un’eccezionale profondità teoretica. Il volume è dedicato al rapporto tra l’uomo e il tempo. Da autentico morfologo, Junger intende osservare e comprendere il senso che il tempo ricopre nella vita umana a partire dagli strumenti utilizzati per misurarlo e un posto particolare tra i modi di misurazione del tempo spetta alle clessidre. Paurosi simboli del tempo, come mostra un’antica tradizione iconografica e letteraria che arriva fino a noi, le clessidre, proprio per la materia che vi scorre, ci ricordano come il tempo non sia solo un progressivo esaurirsi della vita, un inabissarsi degli uomini e delle cose, ma anche attimo di riunificazione delle forze, formazione del senso degli eventi, libera consapevolezza del necessario divenire della propria vita. La sabbia che è caduta nell’ampolla inferiore non si è semplicemente consumata, ma si è raccolta ed è lentamente cresciuta trasformandosi, sicché il tempo di cui la clessidra è simbolo non è un veloce precipitare dell’uomo verso il nulla, un insensato procedere del decadimento, quanto piuttosto l’accrescimento della vita, il prender forma della sua forza, la sapienza del destino che ci è assegnato. Maurizio Guerri lavora all’Istituto nazionale Parri di Milano e insegna Filosofia Contemporanea e Storia della Comunicazione Sociale all’Accademia di Brera.

 

I due volti di Dioniso: la doppia valenza dell’energia psichica nell’arte

Si inaugura mercoledì 1 marzo il programma di conferenze di Galleria Baroni legate al tema della mostra “Cuore e Vanitas“, inaugurata il 21 febbraio scorso. Alle 21, Nicola Vitale, poeta, saggista, pittore tratterà il tema de “I due volti di Dioniso”.

Le icone di Eros (il cuore) e Thanatos (il teschio-vanitas) esposte in mostra rappresentano i simboli ispiratori di una serata per conoscere e riconoscere l’ìorientamento costruttivo e distruttivo dell’energia psichica proiettata nell’opera d’arte.

Così lo stesso Vitale introduce il tema del suo intervento di mercoledì sera: “Nella prima estetica nietzscheana, le categorie di apollineo e dionisiaco tracciano con forza l’archetipo dell’arte, sottolineando come la rappresentazione (apollineo) sia sempre condizionata dalla pulsione totalizzante del dionisiaco, in fasi armonizzanti trascendenti, alternate a tratti di lacerazione. Sono le due facce del dionisiaco, che se da una parte è “Dominatore mite e dolce”, dall’altra è “Demone selvaggio e crudele. Amore e morte sembrano dunque le caratteristiche del dionisiaco, come pulsione di affermazione della vita o come annientamento, caratteristiche della poesia, tra il lirico e il tragico, in cui le determinazioni particolari si rimettono alla totalità, o con una armonizzazione musicale, che ne stempera l’individualità, o col loro annientamento.”

Nicola Vitale è poeta, pittore e saggista. Dal 1987 espone i suoi dipinti in mostre personali e collettive, in gallerie private e in spazi pubblici, in Italia e all’estero (soprattutto New York e Scandinavia). Presente alla 54a edizione della Biennale di Venezia (Padiglione Italia). Sulla sua opera figurativa hanno scritto, fra gli altri, Rossana Bossaglia, Maurizio Cucchi e Pierre RestanyRaccolte di poesia: La città interna, Primo quaderno Italiano, Poesia contemporanea, 1991; Progresso nelle nostre voci, 1998; La forma innocente, 2001; Condominio delle sorprese, 2008 (Premio Rhegium Julii, Premio Laurentum). È presente nell’antologia Poeti italiani del secondo Novecento, a cura di M. Cucchi e S. Giovanardi, 1996-2004. Narrativa: Il dodicesimo mese, 2016. Saggi: Figura Solare. Un rinnovamento radicale dell’arte, inizio di un’epoca dell’essere, 2011; Arte come rimedio. L’armonizzazione delle facoltà umane nei processi espressivi, 2013.

Il prossimo progetto? Verte su “cuore” e “vanitas”

“Ti amo da morire”, un ossimoro complesso che attraversa la storia e che Galleria Baroni ripercorrerà nei secoli mettendo in scena i due simboli per eccellenza di Amore e Thanatos:cuore koons il cuore e il teschio-vanitas, diventati persino icone del contemporaneo, da quello artistico più quotato – si pensi al cuore di Jeff Koons e al teschio rivestito di diamanti di Damien Hirst – ateschio hirst quello più popolare e fashion, invadendo abiti e accessori moda di grandi stilisti e indossati dalle star, così come quelli destinati ai teen agers. Per non parlare di gioielli e bijoux, in cui il cuore e il teschio hanno ispirato artisti famosi ma animano anche la bigiotteria più modesta. In questo gioco di simboli, rimandi, allusioni e illusioni, tra arte e moda si inserisce la prossima mostra di Galleria Baroni, con opere laiche e religiose dei secoli passati – ad esempio una monumentale specchiera dorata con cuori rosso acceso, bottiglie della manna di San Nicola, elemosinieri a forma di cuore – fino a espressioni di arte contemporanea, come la vanitas in ceramica di Bertozzi e Casoni o una scatola scenica con teschi di Alessandro Papetti. E’ l’inizio, soltanto l’inizio di una mostra che si sta arricchendo in vista dell’inaugurazione di dicembre. E mentre si individuano e si selezionano opere per l’esposizione, sono iniziati i contatti per il programma degli eventi culturali con letterati e psicanalisti, per rimanere fedeli allo spirito delle iniziative della galleria: temi da scandagliare attraverso i secoli e con un occhio rivolto alla psiche, come origine di creazione ma anche come modalità di fruizione.

Ti amo da morire (I love you to death) a complex oxymoron that crosses history. Baroni Gallery will trace the centuries by staging two symbols par excellence of Eros and Thanatos: (heart and skull vanitas). Think of the heart of Jeff Koons and the skull covered with diamonds of Damien Hirst. The heart and the skull are still icons, in the arts as well as in fashion, for the stars or for teen agers, it doesn’t matter. Even in jewelry the heart and the skull have inspired famous artists but also enliven the more modest jewelery. In this game of symbols, references, allusions and illusions, between art and fashion is part of the upcoming exhibition Gallery Baroni, with secular and religious works of past centuries, for example a monumental golden mirror with red hearts, bottles of St. Nicholas manna, almoners heart shape up to contemporary art expressions, such as ceramic skull of Bertozzi&Casoni or a scenic box with skulls Alessandro Papetti. It is the beginning, only the beginning of an exhibition that is enriching for the inauguration of December and we are selecting contemporary works. 

Livia Negri

 

I video dell’evento “Le selve di Dante”

I video completi della serata dedicata alle selve dantesche, con lettura e commento di Alberto Cristofori di Inferno I e XIII e di Purgatorio XXVIII, lettura a cura della scrittrice Laura Pariani della traduzione di Inferno I in milanese di Carlo Porta e presentazione del libro di Pariani “Per me si va nella grotta oscura”.

Lectio Dantis per il Fuorisalone

Un evento alla Galleria Baroni che segna la prima tappa della mostra in progress dedicata a Dante, alla sua influenza nell’immaginario collettivo e al suo viaggio interiore.

Il 13 aprile il viaggio dantesco di Galleria Baroni segna la prima tappa, con un happening per il Fuorisalone: Looking for Dante, looking for Beatrice, dalle 18.30 alle 22.00.

Sotto gli Occhi di Beatrice, opera fotografica di Laura Panno, si svolgerà una lectio dantis (ore 21.00) a cura di Alberto Cristofori, che indagherà gli unici due canti prima del Paradiso in cui compare la donna amata dal Poeta: il II canto dell’Inferno e il XXX-XXXI del Purgatorio. Da ideale stilnovistico, oggetto di desiderio, la donna amata si trasforma nell’ultima cantica in soggetto amante, soccorritrice, guida e i due canti scelti per la serata preannunciano questa trasformazione finale. E’ un processo evolutivo che va di pari passo con quello vissuto dal Poeta, in galleria testimoniato dalla scultura in marmo Metamorfosi dello scultore polacco Peter Porazik, uno degli ultimi arrivi fra i contributi che alimentano questa mostra in divenire. Ai vizi umani allude invece l’opera di Bertozzi e Casoni, il grande pannello Composizione Scomposizione n. 1 in ceramica policroma del 2007, alta più di 2 metri. Infine, un tocco tra il ludico e il nostalgico: la gigantografia di Mike Bongiorno vestito da Dante, ricordo di una campagna pubblicitaria. A corollario dei pezzi contemporanei, rimane il nucleo dell’esposizione dedicato all’influenza di Dante attraverso i secoli: dall’olio su tela del XVII secolo con i rappresentanti del Dolce Stil Novo, Dante in testa, ispirato a quello di Giorgio Vasari al Minneapolis Institute of Art, a una Divina Commedia in micrografia incisa su metallo di soli cm 3×4; dal busto di Caronte in terracotta a finto bronzo di Tullo Golfarelli (1852 – 1928) al pannello in ceramica di Angelo Biancini (1911-1942) dedicato a Paolo e Francesca; e ancora, incisioni, disegni, busti-fermacarte, medaglioni, incisioni, ceramiche e altri oggetti decorativi in omaggio a Dante e alla sua opera. Fra opere d’arte e curiosità, emerge con forza l’eredità di Dante per l’uomo moderno, chiamato a percorrere lo stesso viaggio interiore per trovare la “dignità del suo compito divino, creativo, in terra”, come scrive Adriana Mazzarella in “Alla ricerca di Beatrice” cui la mostra è dedicata: “L’uomo, attraverso la sua azione, permette al Dio che vive in lui – il Sé – di manifestarsi e quindi di conoscersi.” (www.adrianamazzarella.it).

La serata del 13 aprile si inserisce in un’iniziativa che vede partecipare tutta via Madonnina, con aperture straordinarie e intrattenimento musicale.

La mostra “Frammenti danteschi”, proseguirà il suo viaggio fino a giugno, con altre tappe e nuovi contributi.

Orario: dalle 18.30 alle 22.00. Lectio Dantis: ore 21.00