Frammenti di Natale

Nel numero di dicembre della rivista “Antiquariato” per la quale curo la rubrica “L’Esperto Risponde” c’è un bell’articolo (pag. 96) dedicato a una mostra sul Natale che si tiene a Francoforte: “Notte santa. La storia cristiana e la sua rappresentazione”, aperta fino al 29 gennaio 2017 alla Liebieghaus, museo specializzato in scultura e diretto da uno studioso di questo tema iconografico, Stefan Roller. Vi si possono vedere stampe, miniature, fondi oro, sculture, vetrate e oggetti curiosi che raccontano la Natività. In omaggio a questo tema iconografico abbiamo creato in galleria un angolo con “Frammenti di Natale”: un insieme di oggetti di diverso genere, epoca e materiale. Innanzitutto il presepe in terracotta faentina che abbiamo illustrato nell’articolo “Un presepe speciale”. A questo abbiamo aggiunto un gruppo di tre pecore in legno intagliato da presepe napoletano del XVIII secolo; un Bambin Gesù in cera del XVIII secolo e una serie di statuine siciliane del XIX secolo che hanno la particolarità di indossare abiti in stoffe vere inamidate; infine un dipinto sotto vetro con la Natività di probabile provenienza veneziana della fine del Settecento.

 

Un presepe speciale

FullSizeRender (46)Come ogni anno in Galleria Baroni appare il presepe in ceramica faentina firmato Nonni e Bucci. E’ composto dalla sacra famiglia – Gesù Bambino, Maria e San Giuseppe – con tre angeli musicanti. Il gruppo è stato plastificato da Francesco Nonni (1885 – 1976) incisore, pittore e ceramista faentino, e ceramicato da Anselmo Bucci (1887 – 1959)  pittore, incisore e grande tecnico della pasta e della cottura della materia ceramica. Ogni pezzo è firmato alla base da questi due noti artisti faentini,  datato 1949  e numerato 1. Un presepe simile è custodito al Museo di Faenza, numerato 3 e composto da più statuine rispetto al nr. 1. Sono tre in tutto i presepi realizzati a firma Nonni – Bucci, ma del numero 2 non si ha traccia. Una caratteristica interessante è che le figure sono state realizzate con un colore grigio “a lustro”, sia quelle del gruppo nr. 1 sia quelle del gruppo nr. 3, affini ma non identiche, in quanto modellate singolarmente e non prodotte a stampo. Il presepe in Galleria Baroni è composto anche da due angeli di un color bianco sfumato firmati sul retro Tamburini, un bravo ceramista della stessa fabbrica, ma non all’altezza di Nonni e Bucci.

Ed eccolo allestito in galleria20161206_152519

Optimized-presepeLike every year at Baroni Gallery appears highly glazed ceramic nativity signed Nonni and Bucci. It is composed of the Holy Family – Baby Jesus, Mary and Joseph – with three musical angels. The group has been plasticized by Francesco Nonni (1885 – 1976) engraver, painter and ceramist from Faenza, and ceramic inner Anselmo Bucci (1887 – 1959) painter, engraver and technical of ceramics. Each piece is signed on the basis of these two well-known artists from Faenza, dated 1949 and numbered 1. A similar crib is kept at the Museum of Faenza, numbered 3 and with more statuettes than the nr. 1. The cribs signed Nonni – Bucci are three, but the of number 2 we have no trace. An interesting feature is that the statuettes are in grey ceramic “a lustro”. The two groups (nr. 1 and nr. 3) are similar but not identical, as modeled individually and not produced in the mold.

Un cuore per la manna di San Nicola

Optimized-IMG_7990Il cuore, uno dei due simboli iconografici della mostra in preparazione, diventa anche la forma di una bottiglia particolare: quella destinata a raccogliere la “manna” di San Nicola (270 – 343), ossia il liquido che da sempre si forma nella tomba del santo. Alle moderne analisi chimiche, è risultata un’acqua quasi pura. I fedeli la considerano un miracolo, in quanto la ritengono un liquido taumaturgico che sgorgherebbe dalle ossa del santo (per alcune liturgie invece dai marmi della tomba).

La prima testimonianza sulla manna del santo risale al biografo di San Nicola, Michele Archimandrita, intorno al 710-720. Secondo l’agiografo, fin dalla sepoltura nella Basilica di Mira, dove san Nicola esercitò l’episcopato, iniziò a sgorgare dal corpo del santo un oleum con poteri taumaturgici, che il biografo chiama myron. Nel panorama agiografico mediterraneo l’essudazione di liquidi da reliquie di santi è piuttosto frequente, ma il liquido di San Nicola è fra i più famosi. Il liquido veniva raccolto in piccolissime quantità con una piuma e i pellegrini dei secoli V-VI se lo portavano via in piccoli contenitori ed ampolle (le cosiddette eulogie, di cui non se ne è conservata nemmeno una). Un successivo riferimento alla manna si legge nell’inno in onore di San Nicola scritto da Teodoro Studita nell’826. Il nome myron ritorna in testi poetici del secolo IX, in cui si gioca con l’allusione a Myra, la città di cui fu vescovo il santo. In Occidente il primo scrittore che ricorda la “manna” di san Nicola è Giovanni di Amalfi (950 circa), seguito da altri che puntualizzano i miracoli operati dal suo flusso e l’impatto del prodigio sulle folle di pellegrini. Nel 1087 una spedizione navale partita dalla città di Bari si impadronì delle spoglie di San Nicola, che nel 1089 furono poste nella cripta della Basilica eretta in suo onore. Con questa azione la popolazione di Bari voleva rilanciare la città che, dopo la conquista normanna, aveva perduto il ruolo di capitale dell’Italia bizantina. In quei tempi la presenza in città delle reliquie di un santo importante era non solo una benedizione spirituale, ma anche mèta di pellegrinaggi e quindi fonte di benessere economico. Innanzitutto fecero irruzione nella basilica di Mira, impadronendosi del liquido estratto dal sepolcro e raccolto in un’ampolla di vetro. Da qui la versarono in otri, che dovrebbero rappresentare i più antichi esemplari delle “bottiglie della manna” baresi.

 Negli anni a venire i Baresi fecero incetta della manna, che custodivano in graziose “bottiglie” dipinte con l’immagine e scene della vita di san Nicola. Esse presentano una grande varietà e tipologia, fra cui, appunto, quelle a forma di cuore presenti nella mostra “Cuore e Vanitas” alla Galleria Baroni.

Il santuario di San Nicola da Bari è ancora uno dei più fiorenti della cristianità, non solo cattolica, ma anche ortodossa. Ricordiamo che quando Putin venne in Italia egli si recò in visita al santuario di San Nicola a Bari.