Date le continue visite alla Galleria Baroni per vedermi, le mail in cui chiedono mie notizie, le innumerevoli foto che passanti, amici e conoscenti mi scattano e l’interesse continuo nei miei confronti, mi sono deciso a scrivere la mia storia per la serenità dei miei fan.

Sono nato a Monte Giove in provincia di Fano (nelle Marche) 12 anni fa il 15 luglio. Monte Giove è un antico eremo camaldolese costruito nei primi decenni del XVII secolo, che oggi è un po’ la casa di riposo dei vecchi monaci. In questo luogo fortificato con alte mura a difesa della sua quiete e dei ritmi della vita monastica, vivevo nell’ampio cortile assieme a una quarantina di gatti curati da un’associazione animalista. Un giorno, quando avevo due mesi, per curiosità sono salito su un’auto che il proprietario aveva lasciato aperta e mi sono addormentato sui sedili. E’ così che mi sono ritrovato a Milano con un signore, il professor Sergio Baroni, che si era recato a Monte Giove per seguire gli incontri culturali dell’Eremo di Monte Giove, dove si radunavano illustri rappresentanti della cultura italiana. Una volta arrivato a casa, il professore ha chiesto alle “gattare” milanesi che conosceva se volevano adottarmi, ma nonostante la loro disponibilità, alla fine sono rimasto con lui e da allora viviamo assieme in perfetto equilibrio. Abitiamo in un appartamento milanese e basta che io miagoli per ritrovarmi la ciotolina piena di cibo. Non mi posso lamentare. Il pomeriggio andiamo a piedi alla Galleria Baroni di via Madonnina, dove organizziamo eventi artistici e culturali. Una volta arrivato nel quartiere di Brera, salto giù dal trasportino che è sempre aperto e me ne vado a zonzo. Amo perlustrare vicoli e strade, soprattutto soffermarmi nel cortile dell’Accademia di Brera, al Museo e alla Biblioteca Braidense. Sono molto noto nel quartiere, anzi nel tempo sono diventato la mascotte di Brera, al punto che sono raffigurato nel marchio dell’Associazione dei commercianti di Brera. Molte persone cercano di accattivarsi le mie simpatie offrendomi del cibo e carezze, che io rifiuto regolarmente. Quando sono stanco me ne vado davanti alla porta della galleria a osservare i passanti. Purtroppo non mi lasciano mai in pace: chi mi vuole fotografare, chi mi vuole toccare. Allora dopo un po’ mi scoccio e mi rifugio all’interno, non senza aver prima redarguito gli scocciatori con qualche sapiente zampata. Non mi faccio lusingare facilmente. Dicono che abbia un brutto carattere, non capisco perché. Nell’opinione generale sono descritto come poco amabile, ma non sono d’accordo. Sono semplicemente schivo e amo la tranquillità. Non capisco come mai tutti pensino di avere il diritto di toccarmi soltanto perché sono bello. Non basta ammirarmi? Certo, devo essere proprio irresistibile, perché nel corso degli anni sono stato protagonista di pubblicità e servizi fotografici. Sono di razza norvegese, figlio di due esemplari puri abbandonati al monastero e che volutamente non erano erano stati sterilizzati.

Tornando al racconto della mia vita, oltre a Montegiove, mio luogo di origine, e a Milano, dove vivo, accompagno il professore durante le vacanze nella campagna romagnola. Nonostante la fatica del viaggio, vale la pena andarci, perché mi diverto un mondo a esplorare i luoghi in piena libertà. Talvolta mi capita di recarmi con lui a mostre antiquarie, dove giro fra gli stand mentre il professore lavora nella commissione degli esperti. Una delle mostre alle quali partecipo annualmente è quella di Modena e la conosco talmente bene che giro dappertutto. Tanto quando sono stanco rientro nel mio trasportino, che è sempre aperto.

A parte il professore, mi possono accarezzare soltanto tre persone: sua nipote Silvia Giovarruscio, che qualche volta ci viene a trovare da Pisa e mi sta molto simpatica, il dottor Maurizio Riganti, un suo amico che talvolta ci fa visita in galleria e ama prendermi in braccio, e un’amica che collabora con il professore, Livia Negri, che mi piace molto perché mi fa le coccole come piace a me e allora me ne sto acciambellato sulla scrivania mentre lei lavora al computer.

Nella foto in copertina potete vedere come mi mantengono in forma! E se pensate che si tratti di yoga, pilates, ginnastica artistica vi sbagliate: è Feldenkrais! Una sofisticata disciplina corpo-mente che pratico tutti i giorni sotto la guida della mia insegnante amica Livia, durante le pause dal lavoro della galleria. Come potete vedere dalla foto, è una pratica divertente e piacevole che mi permette di raggiungere una perfetta armonia tra gli aspetti fisici, psichici ed emotivi. In barba a chi mi critica per il mio carattere poco amabile, forse è una questione di consapevolezza.

E ora, visto che vi ho detto tutto quello che c’era da sapere, spero che mi lasciate in pace per dedicarmi alle mie attività preferite: mangiare, gironzolare, farmi coccolare dagli unici esseri umani ai quali lo concedo e praticare Feldenkrais, che consiglio a tutti miei fan!

Giovino Baroni

 



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