“Da Giani a Reggiani”, due artisti per uno stesso viaggio

Un singolare fil rouge tra il neoclassico Felice Giani e l’eclettico artista contemporaneo Cesare Reggiani: il viaggio nei paesaggi dell’Appenino romagnolo; che a Milano viene ripercorso alla Galleria Antichità Baroni con un inedito autoritratto del decoratore settecentesco.

 

Autoritratto inedito di Felice Giani (1758-1823)

Autoritratto inedito di Felice Giani (1758-1823)

Milano, 30 Maggio 2014 – Dal 5 giugno, con inaugurazione il 4 giugno alle ore 18.00, la Galleria Antichità Baroni di Milano ospita un’esposizione dedicata a un viaggio compiuto da due artisti a oltre 200 anni di distanza: il tragitto Faenza-Marradi, lungo la valle del Lamone sull’Appenino tosco-romagnolo. Percorso nel 1794 dal pittore piemontese Felice Giani (1758-1823) durante il soggiorno romagnolo, che lo “annotò” per immagini nei 22 fogli che compongono il suo Taccuino di viaggio. Ripercorso da Cesare Reggiani nel 2012, che ci restituisce le stesse tappe in chiave moderna. E così, passato e contemporaneo dialogano attraverso i paesaggi interpretati da queste due forti personalità.

La mostra è un omaggio a Giani e al contempo un riconoscimento a paesaggi dagli scorci bellissimi, grazie al tocco nitido e leggero, mai banale, di un artista sorprendente come Reggiani, illustratore ancor prima che pittore: stazioni, ponti, ville, caselli calati in un’atmosfera metafisica che li rende evocativi e poetici. Ma c’è di più: l’omaggio a Giani è rafforzato da un inedito autoritratto, recentemente scoperto, dell’artista giovanissimo, accompagnato da uno scritto di suo pugno. Un’opera ovviamente diversa da quelle della maturità di questo significativo interprete dell’arte neoclassica in Italia, abile in vaste decorazioni parietali così come in semplici, graziosi disegni di cui la mostra offre qualche esemplare. Disegni che attestano una profonda comprensione della pittura antica e la piena adesione alla poetica del Winckelmann (1717-1768) e di Mengs (1728-1779), in una parabola ascendente di eleganza e raffinatezza. Durante il suo soggiorno faentino Giani contribuì ad arricchire la stagione del neoclassico locale con il contributo di un’esperienza e di una cultura internazionali. Oltre al ciclo per Palazzo Milzetti, oggi Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna, si ricordano le decorazioni della Galleria dei Cento Pacifici (1786-87), di Palazzo Conti (1787, 1801), di Palazzo Laderchi (1794, 1796), Palazzo Naldi (1803, 1809), considerato il momento più creativo della sua produzione, Casa Tassinari, Casa Ugolini (1800), Casa Bandini (1802), Studiolo di D. Strocchi (1808), Palazzo Severoli (1811), Palazzo Gessi (1813), Palazzo Morri (1816), Palazzo Cavina (1816), Palazzo Pasolini dall’Onda (1818), Casa Montanari già Fagnoli (1818), Casa Caldesi (1820).

Da Giani a Reggiani”, 5 giugno – 30 settembre, Antichità Baroni, via Madonnina 17, Milano.

Orari: da martedì a sabato 15.00-19.30 (chiusura estiva da metà luglio a metà settembre)

Contatti stampa: Livia Negri, livianegri13@gmail.com, 392.2793815

“Il volto e la maschera”. Sculture e dipinti del 900 italiano in mostra alla Galleria Baroni

2014_05_06_andrea_satta_0314_001In seguito agli studi sulla psiche e alla nascita della psicanalisi, agli inizi del ‘900 gli artisti si interessano alla personalità umana nelle molteplici sfaccettature: la persona e il personaggio, il conscio e l’inconscio, il volto e la maschera.. in un “gioco delle parti” che non può che portare a una verità parziale, perché ognuno di noi è “uno nessuno centomila” e “così è se vi pare”. I titoli delle opere pirandelliane appartengono ormai alla memoria collettiva del Novecento e scavalcano la letteratura, rappresentando un leitmotiv che attraversa tutta l’arte dell’epoca moderna.

La maschera allude alla simulazione, voluta o dovuta, ma fin dall’antichità è anche la maschera dell’attore. Il volto? Talvolta maschera, come nel ritratto ufficiale, istituzionale, pubblico, alla quale si contrappone il volto più intimo, svelato, persino rubato. Prospettive diverse che mi hanno stimolato a comporre una mostra dedicata a questo tema, indagato attraverso opere scultoree e pittoriche del Novecento italiano. Una carrellata di personaggi reali e di fantasia, tra busti, volti, ritratti, interpretati non da critici d’arte, bensì da psicoanalisti di diverse scuole.

Dialogano i busti in bronzo di ispirazione classica opera di Angelo Biancini (1911-1988), con i due volti di San Francesco di tempra wildtiana, volti realistici a cui fanno da controcanto i mascheroni da teatro greco del torinese Giovanni Battista Alloati (1878-1964) e i due enormi mascheroni di Bertozzi e Casoni del 1998, realizzati per l’Esposizione “Abitare il Tempo” di Verona. Maschera è anche La Malinconia, volto in ceramica smaltata del 1932 a opera del ceramista faentino Pietro Melandri (1885-1976) che, dopo essere apparsa sulla rivista “Domus” nel maggio 1933, scomparve fino a pochi anni fa, quando fu ritrovata quasi per caso. Un’opera che il critico Emanuele Gaudenzi considera “fra le creazioni originali di Melandri, al pari della Maschera del Vento, della Testa di Medusa e di altre opere riferibili allo stesso periodo.”

melandri mazzolani beethoven2014_05_06_andrea_satta_0101Maschera può considerarsi anche il volto corrucciato e intenso di Beethoven in maiolica smaltata di Pietro Melandri ed Enrico Mazzolani (1876-1968) e alle maschere, quelle del teatro, allude la neoclassica Talìa, statua in marmo bianco di Ercole Drei (1886-1973), salvata anch’essa casualmente come La Malinconia, quando fu ritrovata sotto il porticato di una villetta milanese qualche anno fa.  Di Drei sono anche il busto in terracotta di una giovane e bellissima Wally Toscanini e una canefora in ceramica craquelée e altro bel volto femminile è quello in cera rossa di Libero Andreotti (1875-1933). Per lo più al soggetto muliebre sono dedicate anche le opere in mostra di Arrigo Minerbi (1881-1960): il busto di Eleonora Duse, il volto femminile Crisalide, entrambe in marmo bianco di Carrara, il volto di Santa Cecilia in terracotta e un particolare in terracotta della Maternità, opera in marmo che si trova nell’ingresso della clinica Mangiagalli di Milano. Pur essendo di origine ebraica, Minerbi ha una forte produzione di opere a soggetto religioso appartenente al cristianesimo, di cui abbiamo un esempio in mostra con il volto di Cristo, particolare della Pietà  appartenente alla famiglia Marzotto a Valdagno.

baccanale

Come sfondo a questo insieme di volti e di maschere, ho scelto la grande pittura con Baccanale lunga 7 metri e alta quasi 2 realizzata nel 1924 da Charlotte H. Monginot (1872-?), scultrice anch’essa. Benché artista straniera, unica in questa panoramica italiana, ho voluto inserirla poiché italiana di adozione, in quanto appartenuta a Gianni Versace, che l’aveva inserita nel contesto neoclassico di Villa Fontanelle di Moltrasio (Co). Anche il Ritratto di Lucrezia, datato 1949, di Achille Funi (1886-1973), un chiaro esempio della sua rilettura novecentesca del classicismo. Ho infine prolungato il secolo, accogliendo alcune opere dei primi anni del XXI secolo, per poter ospitare un autore di cui ho grande stima e che è da considerarsi novecentesco: Giulio Ruffini, scomparso nel 2008 a 86 anni. Un autore che, come altri in mostra, è originario dell’Emilia Romagna. Ricordo infine un’opera che mi è particolarmente cara: l’autoritratto ironico e giocoso di Bruno Munari dal titolo Maschera a forma di farfalla, che l’artista mi donò nel 1983 in segno di amicizia.

Completano la mostra opere provenienti dalla galleria di Diego Gomiero e Daniela Balzaretti.

Ringazio il professor Alfonso Panzetta, storico della scultura italiana, per i preziosi consigli nell’allestimento di questa esposizione.

Per le interpretazioni psicoanalitiche che affiancano le opere in mostra, ringrazio Luisa Mariani, Adriana Mazzarella, Giuliana Kantza, Silvana Koen.

Sergio Baroni

“Il volto e la maschera” nell’Italia del Novecento

La nuova mostra allestita alla Galleria Baroni di Milano indaga il difficile e intrigante rapporto tra le identità svelate o rivelate e quelle più sfumate o nascoste attraverso sculture, dipinti e disegni del Novecento italiano.

2014_05_06_andrea_satta_0314_001Milano, 27 maggio 2014 – Una panoramica di sculture e dipinti che indagano “Il volto e la maschera” nell’Italia del ‘900. E’ il titolo della mostra che sarà inaugurata alla Galleria Baroni di Milano mercoledì 11 giugno e che rimarrà aperta fino alla fine di settembre.

Agli inizi del ‘900, in seguito agli studi sulla psiche e alla nascita della psicoanalisi, molti artisti si interessano alla personalità umana nel rapporto tra la persona, con tutto il suo bagaglio inconscio, e il personaggio, quello manifesto e conforme ai dettami sociali. Tante possibili identità e interpretazioni che la mostra esplora attraverso una carrellata di busti e di volti di diversi autori novecenteschi, da Francesco Wildt (1896-1931) ad Arrigo Minerbi (1881- 1960), da Pietro Melandri (1885-1976) ad Angelo Biancini (1911-1988), da Libero Andreotti (1875-1933) a Enrico Mazzolani (1876-1968) e molti altri, fino ai contemporanei Bertozzi e Casoni, con i due mascheroni realizzati per l’esposizione “Abitare il tempo” di Verona nel 1998. Una quarantina le opere esposte, in materiali vari – terracotta, bronzo, ceramica, gesso, marmo – fra volti reali, storici o di fantasia, volti-maschere, caricature, mascheroni teatrali.

Accanto alle sculture, sono stati selezionati singolari dipinti e disegni, come le Maschere di Augusto Magli (1890-1962) o le ambigue donne-maschere di Giulio Ruffini (1921-2011); mentre come una boiserie, fa da sfondo alla sala principale la grande pittura “Baccanale”, lunga 7 metri e alta 1,72, realizzata da Charlotte H. Monginot (1872-?) nel 1924. Benché opera straniera, è italiana di adozione, perché appartenuta a Gianni Versace, che l’aveva acquistata per Villa Fontanelle di Moltrasio (Co).

Due le opere inedite presenti in mostra: la prima è La Malinconia, volto in ceramica smaltata del 1932 realizzata dal faentino Pietro Melandri, che dopo essere stata pubblicata sulla rivista “Domus” del maggio 1933 scomparve fino a pochi anni fa, quando fu ritrovata quasi per caso. Così la descrive il critico Emanuele Gaudenzi: “Possiamo annoverare l’opera fra le creazioni originali di Melandri, al pari della Maschera del Vento, della Testa di Medusa e di altre opere riferibili allo stesso periodo.” L’altro inedito è il giocoso autoritratto di Bruno Munari, Maschera a forma di farfalla, che l’artista donò al professor Sergio Baroni nel 1983 in segno di amicizia.

Fra le opere esposte, assieme alle opere del Professor Sergio Baroni vi sono esemplari provenienti dalle gallerie milanesi Diego Gomiero e Daniela Balzaretti.

Il volto e la maschera”, 11 giugno – 30 settembre, Antichità Baroni, via Madonnina 17, Milano.

Orari: da martedì a sabato 15.00-19.30 (chiusura estiva da metà luglio a metà settembre),

Inaugurazione: mercoledì 11 giugno 2014, ore 18.30

Contatti per la stampa: Livia Negri, 392.2793815, antichitabaroni@gmail.com